Sperare o morire?

Il lavoro è oggi, come non  mai, una chimera. I giovani non sanno cosa vuol dire avere un’occupazione. Le persone di mezza età perdono sempre più spesso il loro impiego senza motivazioni e senza possibilità di trovare soluzioni alternative. Troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro, troppo giovani per restare in ansiosa attesa di una morte sofferta.

Dicono che sia un periodo di crisi. Ma per chi? Oggi si sta allargando una forbice. La forbice che misura le condizioni dello stato di vivibilità economica di un paese. Il divario tra poveri e ricchi aumenta sempre più. Non esiste più la classe media. La classe media che ha creato l’Italia ed ha concesso a questo paese di crescere e diventare ciò che è oggi. Ma la forbice, a furia di allargarsi, è pronta a spezzarsi, con conseguenze inimmaginabili.

Trovare un lavoro è oggi impresa ardua, se non impossibile. Si passa per infiniti tentativi di raccomandazioni solo per effettuare un colloquio. Una volta arrivatici si viene messi davanti a prove esasperanti, che spesso portano ad un nulla di fatto. Non basta più essere intelligenti, perspicaci, intraprendenti. Bisogna essere anche belli, furbi, scaltri, pronti ad ogni umiliazione, pronti a nascondere e coprire qualsiasi tipo di magagna per paura di perdere quel poco che si ha. Così si perde la fiducia in se stessi. Si sta perdendo la fiducia nel futuro. Oggi non c’è più il coraggio, o la forza di sperare, di sognare, di vedere il futuro con ottimismo.

Ci hanno già tolto tutto. Che ci rimane se ci impediscono anche di vedere il futuro con ottimismo, di sperare e di sognare?

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E’ giusto così

Con rammarico, ma bisogna ammettere che il Milan ha meritato di vincere questo scudetto. E’ stata la squadra più forte, più continua. E’ stata davanti alle altre tutto il campionato. Ha avuto il merito di non dare mai la possibilità alle sue rivali di credere in fondo nel sorpasso. Negli scontri diretti si è mostrata più compatta delle altre.

Tutti questi meriti sono, ovvio quando si parla di Milan, macchiati da alcuni aiutini arbitrali, di cui questa squadra non avrebbe avuto certamente bisogno. Ma “l’aiutino è nel sangue”. Inoltre probabilmente questa squadra non ha avuto neanche grandi rivali, dato che l’Inter veniva da una stagione pesantissima ed era costellata da infortuni, ed il Napoli non poteva essere certo già da quest’anno una rivale per lo Scudetto. D’altronde si vede benissimo dai risultati in Champion’s League l’effettivo valore della squadra.

Ciò, però, non toglie che tutta la squadra, a partire dall’allenatore(buffone in pieno stile Milan), meritino i complimenti di tutti i tifosi che amano il calcio.

E che altro dire…AUGURI per il prossimo campionato!

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Scili…peto!

Nella puntata di Annozero andata in onda lo scorso 28 aprile, Beppe Grillo polemizzò con Michele Santoro per la scelta degli ospiti presenti in studio.

“Sei un medium: mantieni in vita gente morta”, dichiarò il comico genovese e leader del Movimento “5 Stelle”, invitando Santoro a dare maggiore spazio alle idee di giovani, studenti e lavoratori anzichè lasciar blaterare per ore politici, giornalisti e studiosi di turno. Immediata giunse la replica del conduttore. Santoro pose l’accento sulla necessità di “imparare ad amare tutte le piante che ci circondano”, auspicando una “rivoluzione dei sentimenti all’insegna del rispetto nei confronti delle ragioni e delle sensibilità degli altri, seppur lontane dalle nostre”.

A caldo ho apprezzato le parole di Santoro.

Uno dei più grandi errori di una parte della politica italiana degli ultimi anni, infatti, è stato quello di lasciarsi percorrere da una sorta di “snobbismo culturale” che l’ha portata a sottovalutare alcuni importanti cambiamenti in atto nella società italiana, attardandosi nell’individuazione di un quadro interpretativo degli eventi e dei significati sociali da assegnare a tali eventi. Se si decidesse di perseguire la linea individuata da Grillo non si farebbe altro che perpetuare tale errore.

A distanza di pochi giorni, però, dopo aver assistito allo spettacolo indecoroso offerto dall’onorevole (?) Scilipoti durante una trasmissione televisiva, ho rivalutato il pensiero di Grillo.

Breve riassunto dei fatti: Scilipoti viene invitato ad una trasmissione televisiva per discutere di medicina. Il parlamentare esponente del “Movimento di Responsabilità Nazionale” nonchè medico ginecologo e agopuntore, negli ultimi tempi si è, infatti, distinto per la presentazione di progetti di legge per la modifica di alcune norme sulla medicina non convenzionale. Ebbene, quando il conduttore del programma gli chiede spiegazioni su un convegno da lui organizzato alla Camera e sull’opportunità di invitare come relatore un medico imputato per omicidio colposo e truffa (tale Toneguzzi), Scilipoti diventa paonazzo. Come nel suo conclamato stile, sbraita, urla, vanta la sua sapienza scientifica in un italiano maccheronico. Ne consegue un diverbio accesissimo tra il deputato e il conduttore, omaggiato con svariati improperi ripetuti fino allo sfinimento (“lei si deve vergognare”, “lei è un mascalzone”, “lei sta strumentalizzando”). E pensare che in studio era presente la mamma di Manuela, una ragazza malata di cancro che si era affidata al “tale Toneguzzi”. Secondo la ricostruzione Manuela sarebbe stata convinta dal medico a rinunciare alla chemioterapia e all’iter terapeutico tradizionale e a seguire cure legate alla Nuova medicina germanica. Le motivazioni addotte dallo psichiatra erano di questo tenore: “i tumori non esistono, fumare non fa male, mangiare un dolce avrebbe potuto essere d’aiuto ai malati terminali, mangiare un budino può aiutare anche a guarire una malattia terminale di cancro”.

Le mie convinzioni sulla necessità di perseguire un effettivo pluralismo, televisivo e non, ora vacillano.

Davvero meritiamo tutto ciò? “Noi italiani saremo quel che siamo, che non è certamente granchè”, ebbe ad affermare Montanelli.

E pensare che non ha conosciuto Scilipoti.

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Un nuovo inizio?

Obama.jpg“Dobbiamo trovare il tempo per apprezzare sia le cose positive sia quelle negative. Se non lo facciamo, perderemo qualcosa che ci può aiutare a crescere”. In questa frase è riassunto il senso di questa frenetica e convulsa giornata, contrassegnata dalla notizia relativa all’uccisione, da parte delle forze armate americane, di Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda e ricercato numero uno al mondo. Poco importa che la foto pubblicata dai media di tutto il mondo sia risultata un falso e che gli americani, da sempre inclini al mistero e alle leggende, abbiano deciso di affidare i resti del terrorista arabo all’oceano, alimentando in questo modo i dubbi di tanti. Quello che conta è che le migliaia di parenti che in quel maledetto 11 Settembre hanno visto sottrarsi l’amore dei proprio figli, genitori, compagni, amici, nonni, nipoti, zii, abbiano la certezza che, stando alle parole di Obama, “giustizia è fatta”. Ma è proprio quest’ultimo aspetto, quello relativo alla strategia comunicativa adottata dal Presidente, ad avermi suggerito una riflessione. Nel discorso con il quale Obama si è rivolto al suo popolo, vi sono ovviamente ampi riferimenti agli “heroic citizens” e alle migliaia di “innocent men, women and children” assassinati in quello che è stato definito dallo stesso Presidente “the worst attack on the American people in our history”. Ma accanto al giusto tributo per le vittime di Ground Zero trovano spazio parole come “killed”, “protect”, “attack”, “blood”. Parole che Obama, tra l’altro insignito del Nobel per la Pace, si è sempre ben guardato dal pronunciare, anche e soprattutto per prendere le dovute distanze da qualche suo predecessore. Le circostanze, è ormai risaputo, possono portare a qualche contraddizione. E, almeno sotto questo punto di vista, Bin Laden sembra aver raggiunto il suo obiettivo: incattivire, impaurire, rendere diffidente un’occidente già colmo di paure, deliri e angosce. Personalmente, però, intravedo in questo cambiamento di registro adottato da Obama non un passo indietro verso un passato oscuro bensì un balzo in avanti verso un nuovo orizzonte caratterizzato dal disvelamento di una politica all’insegna del pragmatismo e della caduta di tante ipocrisie. Voi cosa ne pensate?

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We got him! But they survive…

Oggi è un giorno di festa. E’ un giorno di meritata soddisfazione.

Il più grande criminale del XXI Secolo è stato giustamente ucciso. Negli Stati Uniti si vivono momenti di viva gioia. Ci si crede più tranquilli. Ma è davvero così?

Basta pensare che Osama Bin Laden era solo il vertice di un’organizzazione piramidale, intrinseca in ogni paese del globo terrestre, per capire che non è finito assolutamente nulla. Anzi è solo l’inizio.

In verità l’inizio poteva essere ben diverso. Uccidere non porta a nulla, dato che non si è in guerra contro una nazione o contro una fazione politica avversa. Lo scontro parte, invece, da una parte della nostra stessa società. Una società che è ormai globalizzata, dove tutti possono stare ovunque, dove non esiste più ne patria, ne identità comune. Ormai si è cittadini del mondo. Per queste ragioni il nemico terrorismo è invisibile ai nostri occhi ed alle nostre menti. E’ impossibile distinguere un pericoloso terrorista da un normale cittadino. La convivenza con cittadini mediorientali è un fatto acquisito nella civiltà odierna, sarebbe impossibile e profondamente ingiusto accusare e puntare il dito contro chi ha la sola colpa di essere diverso da noi.

Data l’impossibilità reale di eliminare questa piaga sociale, sarebbe certamente più utile provare a capire le ragioni sane di chi avversa il modo di vivere occidentale e provare a trovare una soluzione comune e condivisa. Provare a far capire le ragioni dell’uguaglianza tra uomini e donne, i benefici della modernità.

Il mondo occidentale, dal canto suo, dovrebbe avere maggiore apertura, maggiore comprensione, ma soprattutto maggiore umanità e spirito di uguaglianza verso un mondo in difficoltà. Se si considera che spesso i giovani musulmani si avvicinano ad Al Quaeda per mancanza di concrete alternative, si comprende che con il buon senso si può arrivare ovunque, anche dove le armi trovano un vicolo cieco.

Uccidere non è la soluzione. L’unica cosa che la morte provoca…è altra morte.

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Into Paradiso

Lo spettatore italiano medio è fortemente categorizzato in un filone cinematografico ormai noto e scontato. Quasi nessuno più va a cinema per curiosità o per scoprire nuove emozioni e passioni. Il cinema non è più il cinema. Fino a venti, trent’anni fa, campioni d’incasso erano film come Roma città aperta o La dolce vita, oggi invece dobbiamo sopportare il fatto che un film di Checco Zalone guadagni cinquanta milioni di euro ed invece il cinema d’autore di Nanni Moretti, con Habemus Papam, arrivi a incassare al massimo i suoi miseri cinque milioni. C’è un rapporto di uno a dieci. Penso che questo rapporto identifichi correttamente lo scarto, esistente oggi in Italia, tra le persone desiderose di aprirsi alla curiosità ed alle emozioni e quelle che vogliono, diversamente, solo passare due ore a ridere di volgarità.

Oggi per fare un film d’autore, bisogna essere eroici, inventivi e geniali. E’ questo il caso di Into Paradiso, primo lungometraggio di Paola Randi. E’ un’opera prima sorprendente, che dona allo spettatore felicità, riflessione, curiosità, passionalità e perchè no anche divertimento. Merci ormai rare da trovare in una sala cinematografica odierna. Analizza la realtà napoletana con un tocco nuovo, multiculturale e leggero. E’ pieno di trovate registiche fantastiche. Si tratta di un film che vorresti non finisse mai, ma una volta finito ha la capacità di lasciarti un senso di leggerezza e di piacere che fanno star bene.

Complimenti alla regista. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Più in basso di così…c’è solo da scavare!

Ormai non c’è più limite al degrado che raggiungono certi personaggi. E dire che lo fanno con una tale nonchalance da farlo sembrare addirittura normale.

Ormai possono dire quello che vogliono, non importa più a nessuno. Bombardano la Libia, dopo aver giurato che non l’avrebbero mai fatto? “E chi se ne frega!”

Abrogano il referendum sul nucleare perchè c’è il serio rischio di perdere? “E che fa…tanto non lo mettono ora il nucleare. Fra due anni se ne parla.” E se abrogassero anche quello sull’acqua? “Che m’importa! io bevo dalla bottiglia, mica dalla fontana…”

Fanno leggi ad personam in tutta fretta e furia, senza alcun rispetto del parlamento? “Bene, Bene. Finalmente un governo del fare! Fa male…ma almeno fa”.

La prossima volta cosa diranno?

Diranno che il processo Ruby è illegittimo perchè in realtà, nelle favole, Berlusconi amava il naso di Pinocchio e non il bosco di Cappuccetto Rosso? O peggio che la democrazia era uno scherzo, che eravamo in una dittatura velata e non ce ne siamo accorti?

Almeno sono sinceri. Non fanno quello che dicono, ma almeno ci dicono che ci stanno prendendo in giro. Meglio di così?

C’è da domandarsi: “Gli italiani sono davvero un popolo così stupido?”

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