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Italiani brava gente

Il mito di “Italiani brava gente” nacque durante il periodo coloniale, in cui le missioni di occupazione italiane venivano giustificate dal principio che la popolazione italiana si sarebbe integrata perfettamente alle nuove culture che attaccava e occupava. Si diceva che avrebbe portato loro solo benefici, miglioramenti e progresso. Insomma occupavano stati sovrani, facevano guerre ed uccidevano gente, ma lo facevano solo ed esclusivamente per il bene di quelle popolazioni “tribali”.

Oggi la situazione è profondamente cambiata (forse), ma gli italiani continuano a sentirsi ancora “brava gente”. E’ un mito duro a cancellarsi. L’italiano medio è restio ad ammettere la sua profonda intolleranza verso i “diversi”, a qualsiasi categoria essi appartengano. Siano arabi, cinesi, africani o omosessuali, non si riesce ad accettare la loro diversità, ma nemmeno ad ammettere la profonda intolleranza che caratterizza la popolazione italiana ai giorni nostri.

Italiani brava gente è uno stereotipo che non ci appartiene più, o forse non ci è mai appartenuto. Sarebbe meglio dire: “Ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli”. Sì è proprio così. Siamo un popolo dedito all’autocompiacimento. Ci piace affermare di essere migliori di tutto e di tutti. Ma in verità, la maggior parte di noi è gente infima, egoista e profondamente razzista. Di esempi da fare ce ne sarebbero a bizzeffe, ma sarebbe controproducente, oltre che inutile.

In fondo ognuno, nel profondo di se stesso, sa bene di che pasta è fatto. Viva la sincerità!

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Quando l’amore brucia l’anima

  Sento le sua mani sulla mia testa

il suo calore mi scalda il cuore

ma la mia anima resta fredda,

è distante

ha paura di bruciarsi.

Ascolto le sue parole. Sono note d’amore.

La mia essenza inizia a scaldarsi,

S’incendia sempre più col passare degli attimi.

Quando tutto è finito…sono un rogo d’amore.

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Sperare o morire?

Il lavoro è oggi, come non  mai, una chimera. I giovani non sanno cosa vuol dire avere un’occupazione. Le persone di mezza età perdono sempre più spesso il loro impiego senza motivazioni e senza possibilità di trovare soluzioni alternative. Troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro, troppo giovani per restare in ansiosa attesa di una morte sofferta.

Dicono che sia un periodo di crisi. Ma per chi? Oggi si sta allargando una forbice. La forbice che misura le condizioni dello stato di vivibilità economica di un paese. Il divario tra poveri e ricchi aumenta sempre più. Non esiste più la classe media. La classe media che ha creato l’Italia ed ha concesso a questo paese di crescere e diventare ciò che è oggi. Ma la forbice, a furia di allargarsi, è pronta a spezzarsi, con conseguenze inimmaginabili.

Trovare un lavoro è oggi impresa ardua, se non impossibile. Si passa per infiniti tentativi di raccomandazioni solo per effettuare un colloquio. Una volta arrivatici si viene messi davanti a prove esasperanti, che spesso portano ad un nulla di fatto. Non basta più essere intelligenti, perspicaci, intraprendenti. Bisogna essere anche belli, furbi, scaltri, pronti ad ogni umiliazione, pronti a nascondere e coprire qualsiasi tipo di magagna per paura di perdere quel poco che si ha. Così si perde la fiducia in se stessi. Si sta perdendo la fiducia nel futuro. Oggi non c’è più il coraggio, o la forza di sperare, di sognare, di vedere il futuro con ottimismo.

Ci hanno già tolto tutto. Che ci rimane se ci impediscono anche di vedere il futuro con ottimismo, di sperare e di sognare?

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