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Into Paradiso

Lo spettatore italiano medio è fortemente categorizzato in un filone cinematografico ormai noto e scontato. Quasi nessuno più va a cinema per curiosità o per scoprire nuove emozioni e passioni. Il cinema non è più il cinema. Fino a venti, trent’anni fa, campioni d’incasso erano film come Roma città aperta o La dolce vita, oggi invece dobbiamo sopportare il fatto che un film di Checco Zalone guadagni cinquanta milioni di euro ed invece il cinema d’autore di Nanni Moretti, con Habemus Papam, arrivi a incassare al massimo i suoi miseri cinque milioni. C’è un rapporto di uno a dieci. Penso che questo rapporto identifichi correttamente lo scarto, esistente oggi in Italia, tra le persone desiderose di aprirsi alla curiosità ed alle emozioni e quelle che vogliono, diversamente, solo passare due ore a ridere di volgarità.

Oggi per fare un film d’autore, bisogna essere eroici, inventivi e geniali. E’ questo il caso di Into Paradiso, primo lungometraggio di Paola Randi. E’ un’opera prima sorprendente, che dona allo spettatore felicità, riflessione, curiosità, passionalità e perchè no anche divertimento. Merci ormai rare da trovare in una sala cinematografica odierna. Analizza la realtà napoletana con un tocco nuovo, multiculturale e leggero. E’ pieno di trovate registiche fantastiche. Si tratta di un film che vorresti non finisse mai, ma una volta finito ha la capacità di lasciarti un senso di leggerezza e di piacere che fanno star bene.

Complimenti alla regista. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Mito Gaetano

“Mio fratello è figlio unico”… forse questa frase identifica più di ogni altra la personalità di un cantautore, più unico che raro, come Rino Gaetano.

I suoi testi sono inimitabili, le sue parole restano immortali. Come sarà per sempre immortale il suo genio, la sua voglia di essere anticonformista. Rino Gaetano è un esempio per tutti noi. Nato in una famiglia povera, ha saputo diventare ciò che voleva, riuscendo a conservare le proprie idee, il proprio modo d’essere. E’ riuscito a non vendersi, o meglio a non farsi comprare, in un mondo dove il Dio denaro ha più importanza di ogni cosa, anche della propria coscienza.

Le sue canzoni spesso non erano capite. Veniva deriso dai critici e preso in giro dai presentatori. Le sue opere erano identificate nel filone del nonsense da chi le ascoltava a malapena, senza andare in profondità. Chi non capiva la genialità di Rino è stato insabbiato dalla sua grandezza, dalla sua profeticità. Oggi è considerato uno dei più grandi cantautori italiani. Troppo in ritardo purtroppo, come spesso accade, a causa della sua prematura morte.

Sarebbe meglio definirlo un grande poeta, invece che un cantautore.

Uno dei suoi versi più famosi è: “vedo già la mia salma portata a spalla da gente che bestemmia e che ce l’ha con me…”    Non è stato così Rino…



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