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i am so strange

E’ sbocciato il fiore del partigiano!

Inimmaginabile. Imprevedibile. Straordinario. Sono solo pochi dei tantissimi aggettivi che potrebbero essere usati per definire l’allucinante risultato uscito dalle urne dei comuni di Napoli e Milano. Non è bastata la vittoria, c’è stata anche l’umiliazione. Un’umiliazione tremenda per il Popolo delle “Libertà”. Perdere ci stava, anche se prima del primo turno non se l’aspettava nessuno. Ma uscire sconfitti con queste cifre è imbarazzante. Larga vittoria a Milano e addirittura raddoppiati a Napoli.

A Milano, patria del berlusconismo, la vittoria è stata presa come una sorta di liberazione da una stagione politica che ha ormai (finalmente) finito il suo ciclo. Nella capitale della finanza italiana vedere una vittoria di un sindaco apertamente di sinistra era impresa ardua, se non impossibile. Ciò che contraddistinto il risultato finale è stata la voglia di mandare a casa il leader di una coalizione che non si regge più in piedi. L’avversione nei confronti di Berlusconi è stata più forte di tutto. Più forte delle ideologie politiche, più forte della paura culturale e razziale instaurata dal centrodestra in questa campagna elettorale. E’ stata insomma una vittoria voluta dalla forza di cambiamento, avversa ad un modo di fare politica che stava cadendo ormai nel degrado ideologico e culturale.

A Napoli il risultato è stato addirittura rivoluzionario. La città veniva da un ventennio di governo del centrosinistra che ha portato la città ad un degrado unico e senza precedenti in Italia. Questo farebbe pensare ad una facile vittoria del centrodestra nella terza città più importante del Belpaese. E invece? è successo l’inimmaginabile. Il candidato di un partito di minoranza nel paese, tra l’altro di sinistra, ha doppiato il candidato di quello che è, o forse era, il maggiore partito italiano. Questo risultato apparentemente inspiegabile è dovuto alla stanchezza del popolo napoletano nei confronti di proclami inutili, volgarità lancinante e convivenza permanente dei politici con la malavita organizzata. E’ stato dunque scelto una personalità garantista, un ex magistrato proveniente da un partito che fa delle “mani pulite” la sua ragion d’essere.

I problemi da affrontare in entrambe le città sono tanti, dolorosi e pericolosi. L’importante sarà affrontarli con franchezza, onesta e senso di realtà. Speriamo ci riescano. Speriamo non sia l’ennesima delusione… Intanto è bello godersi questi attimi di pura felicità.

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E’ passata a nuttata?

A questo punto non conta neanche più la vittoria. Vincere sarebbe magnifico e straordinario, ma la meta è già stata toccata. Napoli si ribella. Solo questo conta.

E’ una città che non crede più ai proclami, non crede più alle false promesse di protagonisti politici che con lo spirito e la profonda sofferenza, intrinseca ormai nella cultura napoletana, non hanno nulla a che fare. A questo proposito la  sconfitta del candidato del Pd al primo turno, lo sbiadito risultato del Pdl e il contemporaneo ed eclatante risultato del candidato dell’Idv non fanno altro che dimostrare che la città è stanca, medita seriamente al cambiamento. Ci medita sì, ma forse non ne è convinta. La mancanza di convinzione è dovuta al fatto che il cambiamento sarebbe netto, radicale ed improvviso. Ma forse è proprio quello che ci vuole.

La situazione è tragica, inutile negarlo. Ormai quella che una volta era il sole d’Italia è diventata nel giro di vent’anni la pattumiera d’Europa. Passaggio di carica senza dubbio disonorevole e deplorevole per una  metropoli che già soffriva di problemi cronici e apparentemente irrisolvibili(in effetti ancora oggi senza soluzione all’orizzonte), come la disoccupazione e la criminalità. Ma almeno c’era la  bellezza, una bellezza non riscontrabile in nessun’altra città dello stivale, forse d’Europa. Questa unica dote lasciata da madre natura alla città è oggi svanita, sommersa dai rifiuti. Alla bellezza si è sostituito il fetore, presente ormai in ogni vicoletto di una città patrimonio dell’Unesco. Entrando a Napoli oggi, sembra di essere in una grande città medievale (manca solo la gente che getta le feci dai balconi), sicuramente non ci si aspetterebbe di essere in una metropoli di un paese sviluppato dell’Occidente. Inoltre, tanto per gradire, i problemi che già c’erano non hanno fatto altro che aumentare.

La mancanza di vivibilità cronica e la profonda stanchezza, che si sta trasformando in intolleranza verso la classe politica, creano fattori inimmaginabili alla vigilia. Il cambiamento è vicino. Probabilmente la puzza di rifiuti arriverà, o sta già arrivando, sotto il naso dei “politicanti” che mirano a governare la città sotto schemi già visti e si trasformerà in panico per la sconfitta. Basta aspettare. Speriamo che la “nottata” finisca presto.

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Italiani brava gente

Il mito di “Italiani brava gente” nacque durante il periodo coloniale, in cui le missioni di occupazione italiane venivano giustificate dal principio che la popolazione italiana si sarebbe integrata perfettamente alle nuove culture che attaccava e occupava. Si diceva che avrebbe portato loro solo benefici, miglioramenti e progresso. Insomma occupavano stati sovrani, facevano guerre ed uccidevano gente, ma lo facevano solo ed esclusivamente per il bene di quelle popolazioni “tribali”.

Oggi la situazione è profondamente cambiata (forse), ma gli italiani continuano a sentirsi ancora “brava gente”. E’ un mito duro a cancellarsi. L’italiano medio è restio ad ammettere la sua profonda intolleranza verso i “diversi”, a qualsiasi categoria essi appartengano. Siano arabi, cinesi, africani o omosessuali, non si riesce ad accettare la loro diversità, ma nemmeno ad ammettere la profonda intolleranza che caratterizza la popolazione italiana ai giorni nostri.

Italiani brava gente è uno stereotipo che non ci appartiene più, o forse non ci è mai appartenuto. Sarebbe meglio dire: “Ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli”. Sì è proprio così. Siamo un popolo dedito all’autocompiacimento. Ci piace affermare di essere migliori di tutto e di tutti. Ma in verità, la maggior parte di noi è gente infima, egoista e profondamente razzista. Di esempi da fare ce ne sarebbero a bizzeffe, ma sarebbe controproducente, oltre che inutile.

In fondo ognuno, nel profondo di se stesso, sa bene di che pasta è fatto. Viva la sincerità!

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Quando l’amore brucia l’anima

  Sento le sua mani sulla mia testa

il suo calore mi scalda il cuore

ma la mia anima resta fredda,

è distante

ha paura di bruciarsi.

Ascolto le sue parole. Sono note d’amore.

La mia essenza inizia a scaldarsi,

S’incendia sempre più col passare degli attimi.

Quando tutto è finito…sono un rogo d’amore.

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Sperare o morire?

Il lavoro è oggi, come non  mai, una chimera. I giovani non sanno cosa vuol dire avere un’occupazione. Le persone di mezza età perdono sempre più spesso il loro impiego senza motivazioni e senza possibilità di trovare soluzioni alternative. Troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro, troppo giovani per restare in ansiosa attesa di una morte sofferta.

Dicono che sia un periodo di crisi. Ma per chi? Oggi si sta allargando una forbice. La forbice che misura le condizioni dello stato di vivibilità economica di un paese. Il divario tra poveri e ricchi aumenta sempre più. Non esiste più la classe media. La classe media che ha creato l’Italia ed ha concesso a questo paese di crescere e diventare ciò che è oggi. Ma la forbice, a furia di allargarsi, è pronta a spezzarsi, con conseguenze inimmaginabili.

Trovare un lavoro è oggi impresa ardua, se non impossibile. Si passa per infiniti tentativi di raccomandazioni solo per effettuare un colloquio. Una volta arrivatici si viene messi davanti a prove esasperanti, che spesso portano ad un nulla di fatto. Non basta più essere intelligenti, perspicaci, intraprendenti. Bisogna essere anche belli, furbi, scaltri, pronti ad ogni umiliazione, pronti a nascondere e coprire qualsiasi tipo di magagna per paura di perdere quel poco che si ha. Così si perde la fiducia in se stessi. Si sta perdendo la fiducia nel futuro. Oggi non c’è più il coraggio, o la forza di sperare, di sognare, di vedere il futuro con ottimismo.

Ci hanno già tolto tutto. Che ci rimane se ci impediscono anche di vedere il futuro con ottimismo, di sperare e di sognare?

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E’ giusto così

Con rammarico, ma bisogna ammettere che il Milan ha meritato di vincere questo scudetto. E’ stata la squadra più forte, più continua. E’ stata davanti alle altre tutto il campionato. Ha avuto il merito di non dare mai la possibilità alle sue rivali di credere in fondo nel sorpasso. Negli scontri diretti si è mostrata più compatta delle altre.

Tutti questi meriti sono, ovvio quando si parla di Milan, macchiati da alcuni aiutini arbitrali, di cui questa squadra non avrebbe avuto certamente bisogno. Ma “l’aiutino è nel sangue”. Inoltre probabilmente questa squadra non ha avuto neanche grandi rivali, dato che l’Inter veniva da una stagione pesantissima ed era costellata da infortuni, ed il Napoli non poteva essere certo già da quest’anno una rivale per lo Scudetto. D’altronde si vede benissimo dai risultati in Champion’s League l’effettivo valore della squadra.

Ciò, però, non toglie che tutta la squadra, a partire dall’allenatore(buffone in pieno stile Milan), meritino i complimenti di tutti i tifosi che amano il calcio.

E che altro dire…AUGURI per il prossimo campionato!

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We got him! But they survive…

Oggi è un giorno di festa. E’ un giorno di meritata soddisfazione.

Il più grande criminale del XXI Secolo è stato giustamente ucciso. Negli Stati Uniti si vivono momenti di viva gioia. Ci si crede più tranquilli. Ma è davvero così?

Basta pensare che Osama Bin Laden era solo il vertice di un’organizzazione piramidale, intrinseca in ogni paese del globo terrestre, per capire che non è finito assolutamente nulla. Anzi è solo l’inizio.

In verità l’inizio poteva essere ben diverso. Uccidere non porta a nulla, dato che non si è in guerra contro una nazione o contro una fazione politica avversa. Lo scontro parte, invece, da una parte della nostra stessa società. Una società che è ormai globalizzata, dove tutti possono stare ovunque, dove non esiste più ne patria, ne identità comune. Ormai si è cittadini del mondo. Per queste ragioni il nemico terrorismo è invisibile ai nostri occhi ed alle nostre menti. E’ impossibile distinguere un pericoloso terrorista da un normale cittadino. La convivenza con cittadini mediorientali è un fatto acquisito nella civiltà odierna, sarebbe impossibile e profondamente ingiusto accusare e puntare il dito contro chi ha la sola colpa di essere diverso da noi.

Data l’impossibilità reale di eliminare questa piaga sociale, sarebbe certamente più utile provare a capire le ragioni sane di chi avversa il modo di vivere occidentale e provare a trovare una soluzione comune e condivisa. Provare a far capire le ragioni dell’uguaglianza tra uomini e donne, i benefici della modernità.

Il mondo occidentale, dal canto suo, dovrebbe avere maggiore apertura, maggiore comprensione, ma soprattutto maggiore umanità e spirito di uguaglianza verso un mondo in difficoltà. Se si considera che spesso i giovani musulmani si avvicinano ad Al Quaeda per mancanza di concrete alternative, si comprende che con il buon senso si può arrivare ovunque, anche dove le armi trovano un vicolo cieco.

Uccidere non è la soluzione. L’unica cosa che la morte provoca…è altra morte.

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