Un nuovo inizio?

Obama.jpg“Dobbiamo trovare il tempo per apprezzare sia le cose positive sia quelle negative. Se non lo facciamo, perderemo qualcosa che ci può aiutare a crescere”. In questa frase è riassunto il senso di questa frenetica e convulsa giornata, contrassegnata dalla notizia relativa all’uccisione, da parte delle forze armate americane, di Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda e ricercato numero uno al mondo. Poco importa che la foto pubblicata dai media di tutto il mondo sia risultata un falso e che gli americani, da sempre inclini al mistero e alle leggende, abbiano deciso di affidare i resti del terrorista arabo all’oceano, alimentando in questo modo i dubbi di tanti. Quello che conta è che le migliaia di parenti che in quel maledetto 11 Settembre hanno visto sottrarsi l’amore dei proprio figli, genitori, compagni, amici, nonni, nipoti, zii, abbiano la certezza che, stando alle parole di Obama, “giustizia è fatta”. Ma è proprio quest’ultimo aspetto, quello relativo alla strategia comunicativa adottata dal Presidente, ad avermi suggerito una riflessione. Nel discorso con il quale Obama si è rivolto al suo popolo, vi sono ovviamente ampi riferimenti agli “heroic citizens” e alle migliaia di “innocent men, women and children” assassinati in quello che è stato definito dallo stesso Presidente “the worst attack on the American people in our history”. Ma accanto al giusto tributo per le vittime di Ground Zero trovano spazio parole come “killed”, “protect”, “attack”, “blood”. Parole che Obama, tra l’altro insignito del Nobel per la Pace, si è sempre ben guardato dal pronunciare, anche e soprattutto per prendere le dovute distanze da qualche suo predecessore. Le circostanze, è ormai risaputo, possono portare a qualche contraddizione. E, almeno sotto questo punto di vista, Bin Laden sembra aver raggiunto il suo obiettivo: incattivire, impaurire, rendere diffidente un’occidente già colmo di paure, deliri e angosce. Personalmente, però, intravedo in questo cambiamento di registro adottato da Obama non un passo indietro verso un passato oscuro bensì un balzo in avanti verso un nuovo orizzonte caratterizzato dal disvelamento di una politica all’insegna del pragmatismo e della caduta di tante ipocrisie. Voi cosa ne pensate?

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Esteri

4 risposte a “Un nuovo inizio?

  1. carlo iavazzo

    penso che in ogni caso parlare di sangue, omicidio, vendetta…non sia mai costruttivo e producente. La via nuova da prendere sarebbe quella del dialogo…fermo restando che Bin Laden ha avuto la fine che meritava.
    PS: complimenti per l’articolo

  2. Carlo

    Premesso che dialogo e terrorismo non possono coesistere e ammesso che Bin Laden si morto sul serio, non condivido per nulla l’atteggiamento degli americani!Io fossi in loro mi sentirei insoddisfatto, avrei preferito vederlo vivo e magari processato regolarmente e pagare con la sofferenza per tutti i crimini commessi!La morte spesso è la strada più facile , più veloce ..ma meno appagante!

  3. Carlo

    …………ah e ciò che non ha fine non prevede un nuovo inizio!La “morte” di Bin Laden non segna al fine del terrorismo! Anzi!!!!!!!

  4. Noto con dispiacere che il punto del mio articolo non è stato colto. La mia voleva essere una semplice osservazione sul cambio di rotta della strategia comunicativa adottata da Obama. Nulla di più. Per quanto riguarda l’aspetto meramente “militare” della questione, tengo per me alcune considerazioni che pubblicherò nei prossimi giorni! Ciaoooooooo……

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